Quando i muri del piano terra o dei locali seminterrati presentano aloni bianchi accompagnati da degrado delle vernici e sgretolamento delle malte lungo una fascia che dal pavimento può salire anche di 2 o 3 metri secondo un andamento caratteristico denominato “ad onda marina”, intonaco che si sgretola, odore di terra e muffa il problema quasi certamente è l’umidità di risalita capillare. Si tratta di un fenomeno fisico semplice: l’acqua del terreno viene assorbita attraverso i pori della muratura come se ci fosse un panno bagnato appoggiato su una superficie asciutta.
Sul mercato esistono oggi diversi sistemi proposti per combattere questo problema: la barriera chimica idrofobizzante a iniezione, i sistemi elettrocinetici (detti anche elettrosmosi attiva o sistemi a inversione di polarità), gli intonaci osmotici e la barriera fisica meccanica. La domanda che ogni proprietario di un immobile dovrebbe fare al proprio tecnico non è “qual è il sistema meno invasivo?” ma “qual è il sistema che risolve davvero il problema?”
La soluzione più efficace e duratura per eliminarlo alla radice è la barriera chimica idrofobizzante a iniezione. In Artes realizziamo interventi di barriera chimica da oltre 40 anni: abbiamo trattato migliaia di edifici con ogni tipologia di muratura: mattone pieno, pietra mista, tufo, laterizio, sempre con risoluzione definitiva del problema, forniamo garanzia scritta per 20 anni.
Cos’è la barriera chimica e come funziona
La barriera chimica è un trattamento di saturazione in opera del piede murale in tutto il suo spessore realizzato con formulati idrofobi iniettati direttamente nella struttura muraria. Il processo nel dettaglio:
- Vengono praticati nella muratura fori di circa 1 cm di diametro, distribuiti a quinconce su uno o più allineamenti paralleli appena superiori all’andamento del terreno a distanza di 10–15 cm l’uno dall’altro
- Attraverso i fori vengono iniettati a bassa pressione, secondo fasi progressive, formulati nanomolecolari a base di silani o silossani i quali si diffondono per bassa pressione nelle capillarità nell’intera sezione della muratura, saturando i pori e i capillari
- Il legame chimico con il substrato rende la muratura idrofobica: ossia l’acqua non può più essere assorbita per capillarità a causa dell’effetto d’inversione del menisco di contatto (curvatura della superficie di un liquido in un recipiente) dell’acqua contro alle pareti capillari
Il risultato è che le murature non vengono più alimentate dall’acqua del terreno. I capillari rimangono aperti, la muratura asciuga gradualmente e l’equilibrio termoigrometrico viene ripristinato, eliminando le condizioni favorevoli alla muffa e al degrado degli intonaci.
Vantaggi della barriera chimica rispetto ad altri metodi
I vantaggi della barriera chimica idrofobizzante riguardano:
- Trattamento passivo e permanente: una volta iniettata la barriera agisce senza alimentazione elettrica, senza manutenzione, senza ricariche periodiche. Il prodotto si lega chimicamente alla struttura della muratura senza rilasciare alcuna sostanza di reazione dannosa
- Applicabile su qualsiasi tipologia muraria: funziona su mattone pieno, pietra mista, tufo, laterizio, muratura a sacco e murature composite di qualsiasi spessore fino 90cm per lato di lavorazione, anche su edifici affrescati o di valore storico
- Minimamente invasiva: fori da 1 cm di diametro stuccati al termine con malta compatibile non alterano la resistenza strutturale né l’aspetto funzionale o estetico
- Protetta dai raggi UV: essendo inserita all’interno della muratura, non è soggetta al degrado da esposizione solare che colpisce invece i rivestimenti superficiali
- Traspirante: il prodotto idrofobizza rivestendo i capillari ma non li chiude: la muratura continua a respirare evitando la formazione di umidità interstiziale
- Garanzia scritta di 20 anni: Artes fornisce ad ogni suo intervento di barriera chimica garanzia di vent’anni scritta, basata su oltre 40 anni di interventi, tutti risolutivi, su migliaia di edifici.
I sistemi alternativi: cosa propone il mercato
Negli ultimi decenni sono entrati nel mercato dispositivi e sistemi alternativi, presentati come soluzioni più semplici, meno invasive o più economiche rispetto alla barriera chimica. I principali sono tre:
1. Sistemi elettrocinetici attivi o passivi (detti anche a inversione di polarità o elettromagnetici)
Si tratta di piccoli dispositivi, scatole collegate a una normale presa elettrica, che dichiarano di “respingere” l’umidità di risalita utilizzando onde elettromagnetiche o campi elettrici. Il raggio di azione dichiarato è generalmente di circa 10 metri attorno al dispositivo.
2. Elettroosmosi attiva tradizionale
Sistema che utilizza corrente continua a bassissima tensione applicata tra elettrodi inseriti nella muratura e nel terreno. L’obiettivo è invertire il potenziale di streaming naturale all’interno dei capillari. Richiede alimentazione elettrica continua e installazione di cavi e elettrodi nella struttura.
3. Intonaci osmotici e deumidificanti
Rivestimenti applicati sulla superficie della muratura con l’obiettivo di creare una barriera alla pressione dell’acqua. I primi, gli osmotici, operano superficialmente all’esterno. Operano dall’esterno della struttura, non all’interno dei capillari.
Gli intonaci deumidificanti, invece, favoriscono l’evaporazione e abbassano il livello di risalita dell’acqua ma, al contempo, subiscono i continui effetti disgreganti dei cicli di bagnatura, assorbimento e asciugatura delle murature in quanto la via dell’acqua non è interrotta.
Per questo motivo entrambe le tipologie di intonaco, osmotico e deumidificante, non risolvono il problema alla radice ma ne gestiscono le conseguenze, con risultati temporanei e necessità di interventi periodici di ripristino.
La scelta migliore, cosa dice la ricerca scientifica: il progetto EMERISDA e il Politecnico di Milano
La domanda sull’efficacia reale di questi sistemi non deve rimanere nel campo delle affermazioni dei produttori. La risposta ce la dà la ricerca scientifica indipendente, condotta da università e istituti europei su edifici reali in condizioni controllate, con monitoraggio pluriennale.
Il progetto EMERISDA (2014–2017)
Il progetto pilota europeo EMERISDA, “Effectiveness of Methods against Rising Damp in Buildings“, finanziato nell’ambito del programma JPI Cultural Heritage e condotto dal 2014 da un consorzio europeo di cui fanno parte Belgian Building Research Institute (coordinatore), TU Delft, Cultural Heritage Agency olandese, CNR-ISAC italiano, Università Ca’ Foscari di Venezia. L’obiettivo era valutare scientificamente, su casi reali, l’efficacia di tutti i principali metodi contro l’umidità di risalita: iniezioni chimiche idrofobizzanti, sistemi elettrocinetici, taglio meccanico, intonaci macroporosi.
I risultati principali del progetto, pubblicati nel volume speciale del Journal of Cultural Heritage (vol. 31S, giugno 2018), sono inequivocabili.
“I test hanno dimostrato che i dispositivi elettrocinetici non hanno causato alcuna diminuzione significativa o consistente del contenuto di umidità della muratura; diversamente, le iniezioni convenzionali, testate nello stesso caso studio, sono risultate efficaci. Concludiamo pertanto che, sulla base di indagini sul campo e campagne di monitoraggio in loco, i metodi elettrocinetici non sono una valida alternativa per le tecniche esistenti, come le iniezioni o il taglio meccanico del muro.” – B. Lubelli, R.P.J. Van Hees, J. Bolhuis, Effectiveness of methods against rising damp in buildings: Results from EMERISDA project, JCH vol. 31S, 2018
Le misurazioni sono state effettuate su tre edifici storici: l’ex magazzino militare Paardenmarkt a Delft, la Chiesa di San Bavone ad Haarlem e la Chiesa di San Martino a Genappe (Belgio) con campionamenti a diverse altezze e profondità prima, durante e dopo l’applicazione dei sistemi, a intervalli regolari di 6–12 mesi per un periodo complessivo di 2 anni. Nella chiesa di Genappe, sullo stesso edificio, sono stati testati in parallelo quattro prodotti di iniezione chimica (a base di silani e silossani a diverse concentrazioni e formule) e un dispositivo elettrocinetico. Il confronto diretto è stato netto: le zone trattate con iniezioni chimiche hanno mostrato una riduzione sistematica e progressiva del contenuto di umidità in tutte le profondità e altezze; la zona con il dispositivo elettrocinetico non ha mostrato alcuna riduzione significativa dei livelli di umidità.
Il workshop MODIHMA del Politecnico di Milano
Il progetto MODIHMA, Moisture Detection in Historic Masonry, è un osservatorio scientifico tra il mondo della ricerca e quello professionale nato al Politecnico di Milano nel 2011 e giunto alla seconda edizione nel 2018, con il coinvolgimento di Università degli Studi di Milano, CNR, Università di Bologna, TU Delft, BBRI, Università di Genova, Coimbra e altri istituti europei.
I lavori presentati al workshop e pubblicati nel volume speciale del Journal of Cultural Heritage confermano le conclusioni del progetto EMERISDA, aggiungendo una prospettiva fisico-teorica rigorosa sui motivi per cui i sistemi elettrocinetici non possono funzionare come dichiarato.
In sintesi, la ricerca del Politecnico di Milano evidenzia tre problemi fondamentali dei sistemi elettrocinetici:
- La struttura tetraedrica della molecola d’acqua non è modificabile: la struttura dipolare dell’acqua, che governa la tensione superficiale e quindi la capillarità, non può essere cambiata permanentemente dalle onde elettromagnetiche. È solo possibile indurre vibrazioni attorno allo stato tetraedrico, ma lo stato medio rimane invariato. Non esiste quindi alcun meccanismo fisico plausibile attraverso cui le onde elettromagnetiche possano ridurre la tensione superficiale dell’acqua nei capillari della muratura
- Se funzionassero, sarebbero pericolosi: i capillari murari hanno dimensioni comparabili ai vasi sanguigni e ai vasi DI animali ed esseri umani o come quelli delle piante: se un campo elettromagnetico fosse davvero in grado di modificare il flusso dell’acqua nei pori della muratura, dovrebbe influenzare anche i fluidi biologici negli organismi viventi nelle vicinanze del dispositivo
- I dati sperimentali non mostrano spostamento d’acqua: i test di laboratorio condotti con riflettanza ottica NIR (Near InfraRed, ossia tecnologia infrarossa), termografia infrarossa e gravimetria non hanno rilevato alcuno spostamento misurabile del contenuto d’acqua nei campioni sottoposti a campi elettrici. L’unico effetto misurato è stato il riscaldamento per effetto Joule a tensioni molto elevate, non una riduzione dell’umidità
“Numerosi test svolti hanno mostrato che il metodo elettrocinetico non è una valida alternativa rispetto ad altri tipi di intervento contro la risalita di umidità.” – Conclusioni workshop MODIHMA 2018, Politecnico di Milano / CNR / TU Delft
Il workshop ha analizzato anche i risultati del questionario on-line somministrato ad operatori del settore in tutta Europa nell’ambito del progetto EMERISDA: i dati mostrano che nel 61% dei casi in cui era stato realizzato un intervento anti-umidità di risalita l’efficacia non era stata verificata con misurazioni strumentali; nei casi in cui era stata verificata, il grado di soddisfazione dell’utente non sempre corrispondeva ai risultati reali delle misurazioni. Questo scarto tra percezione e dato oggettivo è uno dei problemi centrali del mercato del risanamento: il cliente spesso vede un miglioramento estetico temporaneo (meno muffe visibili, muri meno umidi in superficie) senza che il problema alla radice sia stato risolto.
Barriera chimica vs interventi osmotici: perché la barriera chimica è superiore
Nel mercato del risanamento dall’umidità di risalita si trovano spesso proposte di “intonaci osmotici” o “trattamenti osmotici” come alternativa alla barriera chimica. È importante capire le differenze fondamentali tra i due approcci per fare una scelta consapevole.
Gli intonaci osmotici operano sulla superficie della muratura, non all’interno di essa. Vengono applicati come rivestimento sulle pareti umide con l’obiettivo di creare una superficie capace di resistere alla pressione idrostatica. Il principio osmotico teorico (compensazione della differenza di pressione) richiede però condizioni molto specifiche per funzionare in modo stabile.
In pratica, gli svantaggi degli interventi osmotici puri per l’umidità di risalita sono significativi:
- Non bloccano la causa: l’acqua continua a risalire nella muratura, si accumula dietro lo strato osmotico e, nel tempo, crea pressioni che portano al distacco dell’intonaco
- Dipendono dalla qualità dell’esecuzione superficiale: qualsiasi discontinuità o difetto di posa ne annulla l’efficacia
- Non gestiscono la traspirabilità della muratura: bloccando l’evaporazione verso l’interno spingono l’acqua a trovare verso l’alto vie d’uscita alternative
- La durata nel tempo è limitata rispetto alla barriera chimica: con necessità di interventi di manutenzione o completi rifacimenti
La barriera chimica idrofobizzante agisce, invece, all’interno della muratura bloccando il meccanismo capillare all’origine. Non si tratta di resistere all’acqua dall’esterno: si tratta di fare in modo che la muratura non la assorba più. È una differenza concettuale fondamentale che si traduce in durabilità e affidabilità superiori.
Barriera Chimica vs intonaci deumidificanti microporosi o macroporosi
- Non bloccano la causa
- Dipendono dalla quantità dell’acqua di risalita
- La durata nel tempo è limitata rispetto alla barriera chimica, con necessità di interventi di manutenzione o completi rifacimenti.
Barriera chimica vs elettroosmosi
L’elettroosmosi è un sistema che utilizza corrente elettrica a bassissima tensione per invertire il flusso dell’acqua nei capillari. Viene commercializzata come soluzione per l’umidità di risalita con apparecchi da installare nei muri o nel terreno.
Le limitazioni dell’elettroosmosi sono documentate:
- Richiede alimentazione elettrica continua è un sistema attivo che consuma energia e si interrompe se manca corrente
- L’efficacia dipende fortemente dalla conducibilità elettrica della muratura, che varia molto tra mattoni, pietra, materiali misti
- I risultati in condizioni reali, murature eterogenee, spessori irregolari, presenza di sali, sono molto variabili le condizioni del terreno, la presenza o meno di correnti vaganti che fulminano i vari contatti costringono a continui controlli e manutenzioni.
- Non può essere garantita con la stessa certezza di un trattamento chimico fisicamente verificabile
In Artes non proponiamo l’elettroosmosi perché, nella nostra esperienza operativa di 40 anni, la barriera chimica idrofobizzante offre risultati più prevedibili, verificabili e duraturi su qualsiasi tipo di muratura.
La barriera chimica funziona anche nei locali interrati?
È un punto importante da chiarire: la barriera chimica si applica soltanto sulle murature fuori terra e non è il sistema corretto per risanare i muri umidi perimetrali contro terra, dove l’acqua agisce con pressione idrostatica diretta. Funziona, invece, per i muri interni presenti nei locali interrati, lungo il loro appoggio a pavimento, dove il meccanismo è capillare e non di pressione.
Per i muri controterra con umidità o infiltrazioni, Artes utilizza altri sistemi (Redil CF, resine idroreattive, vasca bianca) la scelta dipende dal tipo specifico di problema rilevato durante il sopralluogo.
Il completamento dell’intervento dopo la barriera chimica: l’intonaco microporoso
La barriera chimica blocca la fonte dell’acqua, ma la muratura ha bisogno di tempo per asciugare, settimane o mesi, a seconda dello spessore e dell’umidità accumulata. Durante questo periodo l’intonaco esistente, saturo di sali, va rimosso e sostituito con Calcilite o intonaco deumidificante microporoso, il quale per permette alla muratura di asciugare correttamente senza che i sali degradino la finitura.
Perché scegliere Artes per la barriera chimica
Artes esegue interventi di barriera chimica da oltre 40 anni, in migliaia di edifici con murature di ogni tipologia, con risoluzione definitiva del problema e garanzia scritta di 20 anni. Il sopralluogo è gratuito. Province operative: Bergamo, Brescia, Milano, Lecco e Cremona.
Il nostro vantaggio pratico rispetto ad altri operatori è la specializzazione verticale: non proponiamo la barriera chimica come una delle soluzioni possibili, ma come il risultato di una diagnosi. Se il problema è la risalita capillare, la barriera chimica è la soluzione. Se è qualcos’altro, proponiamo il sistema adatto.
Domande frequenti sulla barriera chimica umidità di risalita
Quanto tempo ci vuole per realizzare una barriera chimica?
L’esecuzione dell’iniezione in un appartamento standard richiede 1–2 giorni lavorativi. Non è necessario svuotare i locali né interrompere l’utilizzo dell’abitazione.
Dopo la barriera chimica il muro asciuga subito?
No. La barriera blocca l’ingresso di nuova acqua, ma la muratura ha accumulato umidità nel tempo. Quindi l’asciugatura è graduale: qualche settimana per murature poco spesse, qualche mese per murature molto spesse o molto impregnato. L’intonaco microporoso o macroporoso aiuta a gestire questo processo.
La barriera chimica si può fare su un muro affrescato?
Sì. I fori di 1 cm vengono posizionati in modo da evitare le zone di pregio. Il trattamento è interno alla muratura e non altera né la superficie né le decorazioni.
Cosa succede se la barriera chimica non funziona?
Artes garantisce l’intervento per 20 anni. Se entro questo periodo il problema di risalita si ripresenta nelle murature trattate, Artes interviene nuovamente. È una garanzia che ci siamo sentiti di offrire sulla base di 40 anni di interventi tutti risolutivi.
La barriera chimica è diversa dalla barriera fisica?
Sì. La barriera fisica consiste nell’inserimento meccanico di una membrana impermeabile orizzontale tagliando la muratura è invasiva e raramente applicabile su murature storiche o in pietre irregolari: a barriera chimica opera con iniezioni senza tagliare il muro. Artes utilizza esclusivamente la barriera chimica.

